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SKI_KRONO_VARMOST_11
Anche l’ultima luce del giorno se né andata portandosi appresso il rosso dei tramonti che nel motto antico prelude al bel tempo.

Ed ora, ad una ad una si accendono le stelle, esse navigano fra le montagne: sommità bianche di neve che come immensi iceberg, in questa fosca seconda  notte di novilunio, rollano sul mare scuro di abeti. Solo Lucifero (Venere) rischiara un poco.

Il salone delle feste è però illuminato a giorno, i passeggeri muovono frenetici,  musica, voci, danze caotiche  di luci, sarcastiche ilarità (leggi “monate”) per stemperare la tensione che precede l’attraversata “Pursiil-Varmost”.

Si scaldano i muscoli, ma l’alieno che osserva, giudica quel trambusto una saga di lucciole impazzite.

Il cronometro toglie l’ancora e il bastimento va, scivola tranquillo senza indugio lungo la rotta da otto anni conosciuta, tuttavia un ostacolo, (imprevedibile?) subdolo si insinua lungo il percorso.

Dove più cabra il tracciato, un pellicola di ghiaccio avviluppa l’impronta crespa lasciata dal battipista, le pelli perdono la presa e  mentre i bicipiti s’arroventano nel travaglio per una trattenuta improbabile, si prospetta la metafora del lungometraggio “Titanic”.

Dal ponte di prua già verticale e prossimo alla tragica conclusione, cascano

i passeggeri: li senti scivolare dietro, sfrecciano di lato, travolgono chi ancora si può salvare; li vedi barcollare davanti cercando equilibrio e baricentro a questo punto compromessi, e tu lì, duro, sfibrato, accorci il passo, riduci il ritmo,  resisti, cerchi di portarti fuori da possibili rovinose  traiettorie  sperando di  non   subire l’urto fatale.

Imprecazioni di disappunto, invettive irriverenti, scuse oramai inutili: niente da fare, stringere i denti e risalire la china, cercando di ricomporre in fretta  il passo e riguadagnare, aggiungendo sforzo allo sforzo, il terreno perduto.

Finalmente lo spezzone del transatlantico ricade e sul pendio venturo che tende al piano questa volta tutti si salvano, anzi, l’inconveniente subito giustificherà eventuali aspettative deluse.

Mario Cedolin

Ski Krono Varmost 2011